Nell’immaginario collettivo l’auto elettrica rappresenta il presente e il futuro della mobilità ma in pochi sanno, invece, che la storia dell’auto elettrica affonda le sue radici molto indietro nel tempo, addirittura nella seconda metà dell’800.
Con quest’articolo vogliamo ripercorrere la nascita, gli sviluppi iniziali, le varie battute di arresto, e perché si sono verificate, fino ad arrivare alla sua rinascita nel contesto moderno, dove l’urgenza di soluzioni sostenibili ha riacceso l’interesse globale verso l’auto elettrica.
Cominciamo il nostro viaggio nella storia.
Le origini dell’auto elettrica
Per comprendere appieno il percorso che ha condotto alla nascita delle prime auto elettriche, è essenziale esaminare il contesto storico e le invenzioni chiave che hanno contribuito a tale evoluzione. Ripercorriamo quindi brevemente le tappe che furono decisive:
1800. Il chimico-fisico italiano Alessandro Volta inventa la pila, ovvero il dispositivo in grado di trasformare l’energia da chimica ad elettrica.
1821. Il chimico-fisico britannico Michael Faraday getta le basi per il motore elettrico creando il motore omopolare.
1826. Il fisico francese Ampère formula appunto la legge di Ampère che riguarda la produzione di una forza generata dall’interazione fra corrente elettrica e campo magnetico.
1859. Il fisico francese Gaston Planté inventa la prima batteria ricaricabile al piombo, tale invenzione costituirà poi la base per le batterie al piombo moderne.
Tutte queste invenzioni, unite al desiderio crescente di mobilità e spostamenti più veloci, ci portano dritti al 1867 quando durante l’Esposizione Universale di Parigi, viene presentato il primo veicolo a trazione elettrica, ideato dall’austriaco Franz Kavogl. Questo fu solo l’inizio.
Nel 1881 infatti a Berlino cominciamo a trovare i primi autobus a trazione elettrica, a Londra e a New York, nel 1897, vengono introdotti i taxi elettrici, segnando così una nuova era per il trasporto urbano.
Negli stessi anni il francese Jeantaud produce e vende automobili elettriche con un’autonomia di 30km e una velocità di 20 km/h.
In Italia invece, più precisamente a Castelnuovo Garfagnana, il Conte Giuseppe Carli con l’ingegnere Francesco Boggio nel 1891 realizza la prima auto elettrica che raggiunge una velocità 15-18km/h. Simile ad un triciclo, è pensata per 2 persone ed ha un’autonomia di 10 ore.
Il fascino della semplicità
L’auto elettrica è facile da avviare e da manovrare e diventa così molto popolare tra le donne dell’alta borghesia, le quali ne apprezzano anche la silenziosità.
Proprio grazie alla sua facilità d’uso, l’auto elettrica non è solo un mezzo di trasporto ma diventa simbolo di modernità ed emancipazione femminile segnando un’epoca di crescente indipendenza per le donne.
A differenza dei veicoli elettrici che si accedevano con un semplice interruttore, quelli a combustione interna dovevano essere avviati invece con una manovella, l’accensione era quindi un processo complicato che richiedeva anche una certa forza.
Dobbiamo attendere l’invenzione del motorino di avviamento, avvenuta nel 1912, per cominciare a parlare di facilità di accensione anche per i veicoli a combustione interna.
Fatte tutte queste premesse, è molto facile dedurre che nel 900 l’elettrico raggiunge l’apice della popolarità, basti pensare che negli Stati Uniti, all’inizio del secolo, le auto elettriche costituivano circa il 36% del totale dei veicoli circolanti. Solo a Manhattan erano presenti 41 stazioni di ricarica, un numero notevole per l’epoca, contro le 320 presenti attualmente.
Dobbiamo porre però l’attenzione su un aspetto molto importante, ovvero le prestazioni delle auto elettriche. Queste erano infatti molto modeste, avevano potenza limitata e una velocità massima contenuta, sebbene ci fossero eccezioni come la “Jamais Contente”.
La Jamais Contente: il simbolo della velocità
Il 1899 avviene un evento rivoluzionario grazie all’inventore belga Camille Jenatzy.
Camille Jenatzy, detto barone rosso per il colore della sua barba, era un grande appassionato di velocità ed amava organizzare gare clandestine. Proprio durante una di queste gare, con la sua auto elettrica la “Jamais Contente” supera per la prima volta i 100 km/h.
Con il suo design a forma di siluro, ed equipaggiata con due motori da 25 kilowatt, la “Jamais Contente” diventa un’icona della velocità e dell’innovazione. Oggi è possibile ammirare una sua riproduzione al museo dell’automobile di Torino.
Il declino dell’auto elettrica
Come già accennato, le prestazioni delle prime auto elettriche sono molto modeste e le prime batterie non sono certamente ricaricabili, nonostante i primi esperimenti di Planté.
Pensiamo ad esempio alla macchina elettrica prodotta a Torino dalla Stae (Società Torinese Automobili Elettriche) che garantiva un’autonomia di 80km con una velocità massima di 30km/h.
Questo però non è l’unico elemento che ha portato al cambio di rotta e, conseguentemente, al boom dei motori a scoppio.
Fra gli altri elementi abbiamo il costo del carburante, infatti grazie al ritrovamento di numerosi giacimenti petroliferi i motori a scoppio risultavano economicamente vantaggiosi. Inoltre, in quegli anni assistiamo anche all’espansione dell’infrastruttura stradale che fa esplodere la voglia di esplorare e viaggiare al di là dei confini urbani. Le auto elettriche, per via dei loro limiti, non possono soddisfare questo bisogno, al contrario dei veicoli a combustione interna che invece, grazie alla loro maggiore autonomia e potenza, riescono a rispondere al meglio a questa nuova esigenza.
Basti pensare che proprio in questi anni abbiamo la Pechino-Parigi, il primo grande raid automobilistico. Per capire ancora di più il sentimento del periodo ne riportiamo l’annuncio pubblicato nel 1907 sul giornale Le Matin «Quello che dobbiamo dimostrare oggi è che dal momento che l’uomo ha l’automobile, egli può fare qualunque cosa ed andare dovunque. C’è qualcuno che accetti di andare, nell’estate prossima, da Pechino a Parigi in automobile?»
Dopo aver inquadrato il contesto storico e messi insieme tutti gli aspetti appena citati, è molto facile prevedere che le auto elettriche scompariranno quasi completamente dalla circolazione consacrando così l’era del motore a scoppio.
Le due rinascite dell’auto elettrica
Negli anni ’70 assistiamo ad una nuova timida ripresa grazie ad un evento che vede coinvolta la Nasa. Parliamo proprio della missione spaziale Apollo 15. Per esplorare la superficie della Luna la Nasa ha infatti utilizzato un rover che era alimentato da batterie non ricaricabili.
Sempre in quegli anni General Motors sviluppa un prototipo di city car elettrica, in Italia invece nel 1980 la Fiat presenta la Fiat Panda Elettra con un’autonomia di 100km e con una velocità di massima di 70km/h.
Nonostante questi eventi, le auto elettriche continuano a lottare contro l’inferiorità in termini di autonomia e potenza. Tuttavia, con l’arrivo delle leggi californiane contro l’inquinamento negli anni ’90, il settore vede una nuova ondata di interesse. La Toyota presenta la prima auto ibrida nel 1997 e Tesla introduce la Roadster nel 2000, con una batteria agli ioni di litio e un’autonomia di 340 km, segnando l’inizio di una nuova era per l’auto elettrica.
La mobilità elettrica nel 2024
Dopo questa panoramica viene spontaneo chiedersi qual è la situazione oggi.
Nel 2023, in Europa, per la prima volta le immatricolazioni delle auto elettriche hanno superato quelle delle auto a diesel, infatti il 14,6% delle auto vendute è elettrico mentre il 13,6% è a diesel.
L’Italia invece procede più a rilento però nel 2023 c’è stata una ripresa. Le nuove immatricolazioni di veicoli elettrici puri hanno infatti totalizzato un +35% e contestualmente sono aumentate anche le stazioni di ricarica segnando un +38%. Uno degli aspetti che ostacola la diffusione dell’elettrico è proprio la paura di non riuscire a trovare una colonnina di ricarica per effettuare la ricarica.
Analizzando la distribuzione delle stazioni di ricarica sul territorio italiano, osserviamo che c’è una forte disparità in base alle zone. Al Nord abbiamo circa il 58% delle stazioni ricarica, nel Centro il 22% e nel Sud e nelle Isole il restante 20%, c’è quindi ancora tanto da fare per garantire una maggiore capillarità.
Il progetto di mobilità sostenibile di Arno Energia
In partnership con Aquila Energie Spa, società del gruppo, abbiamo lanciato un nuovo progetto che, puntando sulla sinergia fra il settore energetico e automobilistico, mette a disposizione dei clienti delle stazioni di servizio le colonnine di ricarica per auto elettriche. Al momento le colonnine sono disponibili presso la stazione Aquila di Siena e sul punto Esso a Scandicci in via delle Nazioni Unite 10.
Le colonnine di ricarica Arno Energia sono a corrente continua con una potenza di 100kW, le quali garantiscono quindi tempi di ricarica molto più rapidi.
Con questo progetto non vogliamo solo promuovere la mobilità sostenibile ma guidare il cambiamento investendo in soluzioni innovative nel settore dell’energia.
Sei interessato ad installare una colonnina elettrica? Scrivi a commerciale@arnoenergia.it e sarai ricontattato da un nostro consulente.





